Il saggio e il peccatore
- Doroteo Alberti - redattore
- 30 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Piccola filocalìa in dialogo, tratta dai Padri

Un giorno, un accanito peccatore si recò da un saggio monaco a cercare pace.
Il saggio gli chiese:
“Qual è il tuo peccato preferito?”
Rispose il peccatore:
“L’ira.”
Riprese il saggio:
“Quanto è ingiusta…”
Rispose il peccatore:
“La mia furia è giustificata. La mia rabbia è pura.”
Riprese il saggio:
“Indossi la vendetta come un'armatura, ma questa ti stritolerà con la sua stessa tenacia. Diventerai ciò che miravi a distruggere, o distruggerai te stesso, quando ti riconoscerai anche tu colpevole.
Diceva Evagrio Pontico: un vento impetuoso non piegherà la torre, l’acqua è agitata dalla violenza dei venti come il senno dell’iracondo dai pensieri malsani.”
E di nuovo gli chiese:
“È ancora questo il tuo peccato preferito?”
Replicò il peccatore:
“No, è l’avidità.”
Riprese il saggio:
“Quanto è insaziabile…”
Rispose il peccatore:
“Voglio solo ciò che è mio di diritto, e per quale motivo non potrò avere anche ciò che è loro, ciò che è suo, e ciò che è tuo?”
Riprese il saggio:
“Più prendi, meno avrai. Morirai di fame circondato d'oro.
Dice il Signore: non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.”
E di nuovo gli chiese:
“È ancora questo il tuo peccato preferito?”
Replicò il peccatore:
“No, è l’invidia.”
Riprese il saggio:
“Quanto è velenosa…”
Rispose il peccatore:
“Vedo la gloria e la felicità degli altri, e desidero ardentemente averle per me.”
Riprese il saggio:
“Il tuo sguardo si sofferma sulla luce altrui. Col tempo, dimenticherai come accendere la tua.
Diceva Massimo il Confessore: chiunque invidia uno più forte nella virtù, è come il re Saul soffocato dallo spirito maligno, che non sopporta la fama di Davide.”
E di nuovo gli chiese:
“È ancora questo il tuo peccato preferito?”
Replicò il peccatore:
“No, è la lussuria.”
Riprese il saggio:
“Quanto è debolezza…”
Rispose il peccatore:
“Desidero ardentemente il tatto, e il sentirmi di nuovo vivo”
Riprese il saggio:
“Cerchi affetto in un fuoco fugace. Ti brucerai vivo, e morirai di freddo.
Diceva Marco, l’Asceta: chi ama il piacere si rattrista per i rimproveri e i patimenti; chi invece ama Dio si rattrista per le lodi e per i guadagni.”
E di nuovo gli chiese:
“È ancora questo il tuo peccato preferito?”
Replicò il peccatore:
“No, è la pigrizia.”
Riprese il saggio:
“Quanto sembra riposante…”
Rispose il peccatore:
“Il mondo si muove troppo velocemente. Desidero ardentemente la quiete e non voglio prendere parte alla sua frenesia.”
Riprese il saggio:
“L’apatia farà marcire la tua volontà. Anche l'anima ha bisogno di movimento, o appassirà sul posto.
Diceva il grande Macario: l’anima che si lascia prendere dall’accidia è invasa dall’incredulità, e per questo trascorre il giorno senza accogliere la Parola. Spesso si eccita con sogni senza comprendere la guerra interiore, poiché presa dalla presunzione. Ma la presunzione è una ferita dell’anima, che non le permette di riconoscere la propria debolezza.”
E di nuovo gli chiese:
“È ancora questo il tuo peccato preferito?”
Replicò il peccatore:
“No, è la gola.”
Riprese il saggio:
“Quanto appare deliziosa…”
Rispose il peccatore:
“Questo mondo mi ha preparato un banchetto immenso, e sarei sciocco a non parteciparvi.”
Riprese il saggio:
“E quando le grasse carni scarseggeranno, brandirai le tue zanne contro il tuo prossimo, come la bestia che sarai diventato.
Diceva Talassio di Libia: l'Egitto spirituale è l’oscuramento delle passioni; nessuno vi si reca, se non incappa nella carestia.”
E di nuovo gli chiese:
“È ancora questo il tuo peccato preferito?”
Replicò il peccatore:
“No, è l’orgoglio.”
Riprese il saggio:
“Quanto ti senti nobile!”
Rispose il peccatore:
“Ho costruito me stesso, scolpendomi nella pietra. Non mi inchinerò a nessuno.”
Riprese il saggio:
“Anche le statue si rompono, e quando cadrai, per il tuo peso nessuno vorrà rialzarti.
Diceva Giovanni Climaco: dall’ubbidienza viene l’umiltà; dall’umiltà, il discernimento; dal discernimento, la chiaroveggenza; dalla chiaroveggenza, la preveggenza.
Ma il punto di partenza è la sottomissione a Cristo.”



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