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Qoelet - puntata 5

23 mag 2024
Tempo di lettura: 3 min

Una breve serie di post dedicata a un libro speciale di sapienza, misterioso, semisconosciuto, piazzato proprio lì nel bel mezzo della Bibbia, a confronto con una filosofia del tutto avulsa...

L'eternità della volontà, le diverse conclusioni


Il bene e il male sono legati ad una remunerazione? O sono tra di essi intercambiabili, senza conseguenze?


Scrivendo l'arcinota affermazione "Non c'è niente di nuovo sotto il sole" (Qo 1,9), di cui l'ultima parte del già citato Qo 2,10 ("non c'è alcun vantaggio sotto il sole") è una chiara analessi, l'autore lascia presagire una tesi del pessimismo cosmico: la ciclicità della storia, un eterno ritorno dell'uguale dai contorni chiaramente nietzschiani.


Una delle caratteristiche della volontà, per Schopenhauer, è l'essere eterna.


Parimenti, Qoelet intuisce la presenza di qualcosa di altresì eterno nell'uomo, quando nel capitolo 3 dice "Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma ha messo la nozione di eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l'opera compiuta da Dio dal principio alla fine".


Nelle conclusioni, tuttavia, Qoelet non si lascerà tanto facilmente paragonare a quelle filosofie, Nietzsche in primis, in cui il destino dell'umanità si riduce ad un loop senza senso, ad un ineluttabile girovagare in tondo su sé stessi.


Tuttavia, presa così com'è, la frase di Qo 1,9 potrebbe senz'altro rappresentare un manifesto per tutti i pensatori "alla Schopenhauer", come i suoi ispiratori - Platone: "è meglio non essere nati piuttosto che vivere" - o addirittura autori di estrazione perfino religiosa, come Calderòn de la Barca: "il delitto maggiore per l'uomo è di essere nato".


Per Schopenhauer, l'esito di questo "manifesto" è da ricercare in una via di fuga dalla condizione naturale dell'uomo. Tale via di fuga è la cosiddetta noluntas, ossia il contrario della volontà, un iter di allontanamento da sé stessi attraverso l'arte, l'ascesi e la sostanziale rinuncia alla corporeità.


Ciò, ammiccando controvoglia anche ad un tragico "piano B": il suicidio.

"Che cosa ci si può aspettare da un mondo in cui quasi tutti vivono solo perché non hanno ancora trovato il coraggio di spararsi?".


Controvoglia, poiché questa drastica misura è da lui stesso considerata irragionevole, futile dal punto di vista metafisico.

"Il suicida è chi sopprime solo il fenomeno del volere. Ma egli non rifugge così dalla volontà, ma solo da questa vita".


Viceversa, l'autore veterotestamentario giunge ad un lapidario e dirimente epilogo:


"Ricordati del tuo Creatore

nei giorni della tua giovinezza,

prima che vengano i giorni tristi

e giungano gli anni di cui dovrai dire:

"Non ci provo alcun gusto";


prima che si oscurino il sole,

la luce, la luna e le stelle

e tornino ancora le nubi dopo la pioggia;


quando tremeranno i custodi della casa

e si curveranno i gagliardi

e cesseranno di lavorare le donne che macinano,

perché rimaste poche,

e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre

e si chiuderanno i battenti sulla strada;


quando si abbasserà il rumore della mola

e si attenuerà il cinguettio degli uccelli

e si affievoliranno tutti i toni del canto;


quando si avrà paura delle alture

e terrore si proverà nel cammino;


quando fiorirà il mandorlo

e la locusta si trascinerà a stento

e il cappero non avrà più effetto,

poiché l'uomo se ne va nella dimora eterna

e i piagnoni si aggirano per la strada;


prima che si spezzi il filo d'argento

e la lucerna d'oro s'infranga

e si rompa l'anfora alla fonte

e la carrucola cada nel pozzo,

e ritorni la polvere alla terra, com'era prima,

e il soffio vitale torni a Dio, che lo ha dato.

[...]

Conclusione del discorso, dopo che si è ascoltato ogni cosa:

temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l'uomo è tutto.


Infatti, Dio citerà in giudizio ogni azione,

tutto ciò che è occulto,


bene o male" (Qo 12)



Questa conclusione ci permette di rispondere alla domanda in premessa.


Nella vita in rapporto con un Dio riscoperto benevolo, fare il bene è bene, fare il male è male.


Le cose sono ricolmate di senso, radunate in ordine, intelligentemente correlate tra di esse.

Le azioni sono ricondotte al loro significato profondo, gli effetti sono riconciliati con le cause, e la comprensione degli eventi è, per quanto difficile come riscontrato da Qoelet, possibile.


Al contrario, vivendo con la premessa di un Dio malvagio, cinico o sostanzialmente assente, essere o non essere risultano quasi sullo stesso piano, con una predilezione per la seconda condizione.


Continuare a vivere o farla finita si alternano con una apparente, e disorientante, pari validità.


L'agire morale è messo a repentaglio, il valore del rapporto con le persone e con il creato è relativizzato.


Il gusto, il senso, l'ordine e l'armonia vengono smarriti nel labirinto.


 
 
 

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